Il fondo Alto Capital II compra i biscotti

Monviso


Il Sole 24 Ore
Stefano Scarpis Alto capital II ha "scalato" il Monviso Spa Secondo quanto risulta al Sole24ore, il fondo di private equity, gestito dalla Alto Partners Sgr di Stefano Scarpis e Raffaele de Courten, ha acquisito il 90% circa del capitale del noto gruppo alimentare. Un'operazione di buy out, per un controvalore compreso tra 30 e 35 milioni di euro, dove il Ceo della società Massimo Chinarelli e i soci Franco Gribaldi e Franco Vitale, hanno reinvestito nell'azienda a fianco di Alto Capital II , mantenendo una partecipazione di minoranza (circa il 10%). La controparte dell'intera operazione è il fondo 3i che ha deciso di dismettere le sue quote. Una decisione, quell'u1tima, che potrebbe giustificarsi anche con la volontà del fondo di focalizzarsi su investimenti caratterizzati da uncontrova1ore maggiore. Al di là dei possibili programmi di 3i la strategia di Alto Partners Sgr , in un periodo di crisi dei mercati e di congiuntura in calo, sembra essere quella di guardare a società di comparti anticiclici, quali per l'appunto l'alimentare. Ma con una caratteristica: la loro appartenenza a settori di nicchia. Così è per Monviso. L'azienda, sotto il marchio "ombrello" Panmonviso, è tra i leader nei prodotti (dietetici e non solo) che sostituiscono l'uso del pane: dalle tradizionali fette biscottate della Salute ai biscotti Fibra Activa; dalle gallette e grissini iposodici (senza sale e senza grassi aggiunti) ai "gioppini” fino ai prodotti per chi soffre di celiachia.

Un business dalle dimensioni discrete e con buone opportunità di crescita: le stime sul 2001 (le più recenti disponibili) del mercato italiano di riferimento per Monviso parlano di un giro d'affari di circa 950 milioni di euro, con un tassodi crescita (nell'ultimo triennio) del 4,6%. contro la media dell'1,6% dell'alimentare tradizionale. Insomma, si scommette su un business che dovrebbe garantire un buon ritorno sul capitale investito. Generalmente, Alto Capital II (che ha in dotazione un patrimonio di circa 15omilioni) punta al raddoppio del valore del capitale "impiegato", in un tasso di tempo compreso tra 5 e 7 anni. Anche se, raggiunto l'obiettivo, le dismissioni di quote possono avvenire più rapidamente. Fino ad ora le operazioni realizzate sono state sei, con un occhio d'attenzione al mondo della moda e della meccanica di precisione. La prima ha coinvolto Arcte (azienda di costumi da bagno) che è stata, poi, venduta a Burani group al momento dell'lpo della Maison.

Le altre cinque riguardano: la Caminetti Montegrappa (con una partecipazione del 90%) e le Rubinetterie Toscane Ponsi (100%); poi la Rancilio (31%), azienda attiva nelle macchine per caffé, infine, Integra Document Management (48%), società che realizza l'archiviazione ottica di documenti. Si tratta di investimenti che, nel loro complesso, valgono circa il 40% della dotazione del fondo. Adesso, Alto Capital II , con il supporto finanziario di Interbanca e AF Mezzanine, oltre alla consulenza finanziaria di Fineurop Soditic (3i si è avvalso di Vitale & Associati), ha conquistato il Monviso. Un ulteriore passo per riuscire ad avere, entro due anni, l'intera sua dotazione investita.



Scarpis Apre i rubinetti


Il Mondo
Stefano Scarpis Il buyout è pronto per la firma e porterà a quota cinque gli investimenti di Alto Capital II , che nel giro di un paio di anni ha messo in carniere le macchine per caffè Rancilio, i Caminetti Montegrappa, Integra document e l'intimo Arcte (azienda già ceduta al gruppo Burani).

Il fondo guidato da Stefano Scarpis e Raffaele de Courten si appresta infatti ad acquisire il 100% delle Rubinetterie toscane Ponsi, società di Viareggio con una lunga tradizione (è giunta alla terza generazione di imprenditori) nei miscelatori con brand nel segmento alto e a contenuto di design.

L'impresa della dinastia Ponsi (venditori sono i 12 soci familiari) ha fatturato lo scorso anno 12 milioni con un elevato margine ebitda, pari al 32%, un utile netto di 2,1 milioni e una situazione di cassa positiva per 5,7. La Ponsi è tra l'altro al riparo dalla concorrenza cinese visto l'alto di gamma in cui si colloca e il contenuto tecnologico.

Il financing dell'operazione, che ha visto Alto Partners assistito dall'advisor Crossborder, dovrebbe venire assicurato da Interbanca secondo lo schema del deal curato per la sgr milanese di via Monte di pietà da Mario Visioni e Alice Barberini. La gestione operativa sarà assicurata in un quadro di continuità dall'ad Umberto Grazzini, che avrà anche la carica di presidente. Nei nuovi programmi ci sarà in particolare la crescita all'estero (oggi l'export pesa per il 20%) e una maggiore penetrazione nel canale arredo.



Rancilio fa shopping in Svizzera con Egro


Il Sole 24 Ore
Stefano Scarpis Lo schema è quello classico. Il fondo di private equity riesce a entrare in un'azienda di famiglia, mette nel mirino qualche preda, sottoscrive un aumento di capitale e scat­ta lo shopping. Possibilmen­te all'estero, approfittando del supereuro.

È esattamente quello che è successo con un leader di nicchia del made in Italy, le macchine per il caffè Rancilio che, con l'aiuto dei milanesi di Alto Partners , ha perfezionato l'acquisto del 52% della Svizzera Egro coffee system. Si tratta di uno storico marchio delle "superautomatiche per bar", di cui Rancilio già deteneva il 25% del capitale, arrivando così a controllare la società di Niederrohrdorf (Zurigo) con il 78,2%, mentre la partecipazione azionaria del management resta invariata al 21,8 per cento.

«Con quest'operazione dice Stefano Scarpis , 48 anni, presidente di Alto Partners Sgr , che ha il 31% di Rancilìo - l'azienda italiana scala le classifiche e si piazza tra i primi tre produttori mondiali. In prospettiva ci saranno vantaggi e sinergie anche sul versante della distribuzione delle macchine».

Per il presidente del gruppo, Giorgio Rancilio, 40 anni, «questa acquisizione rappresenta una tappa fondamentale nel processo di crescita e sviluppo della società: la strada da percorrere è ancora lunga». Egro nel 2007 ha fatturato 16 milioni di euro con 80 dipendenti.
La Rancilio di Parabiago (Milano), fondata dall'imprenditore Roberto nel 1927 e con gli eredi della terza generazione sul ponte di comando, fattura 45 milioni e può contare su molteplici sedi produttive e commerciali nel mondo, fa ricerca su diversi fronti tecnologici, e vanta numerose partnership nel mondo. L'importo dell'operazione non è stato reso noto, ma tenendo conto dei multipli di settore che arrivano anche a 8-9 volte l'ebitda, gli analisti finanziari stimano il valore complessivo della società svizzera in circa nove milioni di euro.



Alto Partners rileva il 20% di Rancilio


Il Sole 24 Ore
Stefano Scarpis Con un’operazione da circa 8 milioni di euro, il fondo di private equità Alto Partners ha rilevato il 20% del capitale di Rancilio, società che produce macchine professionali per il caffè. «E’ un investimento che servirà a finanziare la crescita esterna del gruppo» spiega Stefano Scarpis , partner del fondo. «Rancilio è tra i primi gruppi mondiali del settore» continua il manager spiegando che oltre il 70% del fatturato (40 milioni di euro nel 2006) viene prodotto all’estero, «a dimostrazione che si tratta di un mercato di nicchia, dove le aziende italiane sono leader a livello globale».

Tra gli obiettivi dichiarati del fondo c’è il raddoppio delle vendite nel giro di 3-5 anni, ma la crescita potrebbe accelerare attraverso una serie di acquisizioni mirate. «Il nostro ingresso nel capitale servirà a finanziare la crescita esterna» continua Scarpis. E’ quindi probabile che il fondo abbia intenzione di sottoscrivere futuri aumenti di capitale qualora fosse necessario. Alto Partners non esclude così la possibilità di far salire la propria partecipazione all’interno della società. Per il momento il fondo avrà solo una persona («con competenze industriali») all’interno del Consiglio di Amministrazione della società. La gestione operativa rimarrà nelle mani del management attuale perché «ci piace seguire lo sviluppo di aziende famigliari» continua Scarpis. Tra i motivi che hanno attirato il fondo «sicuramente le barriere d’entrata. Per un nuovo operatore sarebbe quasi impossibile affacciarsi su un mercato di nicchia come questo». Alto Partners conferma così la sua vocazione orientata sul doppio binario tessile industriale. In precedenza il fondo aveva rilevato una partecipazione in Arcte (biancheria intima e abbigliamento da spiaggia, poi ceduta al gruppo Burani) e nei Caminetti Montegrappa, produttrice di stufe e caminetti.

L’operazione Rancilio ha comunque sollevato l’attenzione verso un mercato che a livello globale vale quasi 650 milioni di euro, ma con pochi attori capaci di soddisfare la domanda internazionale tra cui spicca la milanese Cimbali-Faema, attualmente numero uno al mondo. Rancilio produce ogni anno 15 mila macchine per caffè e l’ingresso di un socio, per il presidente Giorgio Rancilio, «rappresenta una svolta epocale». «L’ingresso di Alto Partners – continua il presidente – è una tappa fondamentale per il percorso che ci siamo prefissati da tempo: la crescita del gruppo attraverso acquisizioni preservando eccellenza di prodotto e di marchio»



Nasce il polo beachwear e intimo dei Burani


MF Fashion
Stefano Scarpis Dopo il polo della pelletteria e quello dei gioielli, all’orizzonte del gruppo Burani si profila un terzo polo nel segno del lusso accessibile: quello dell’intimo e del beach wear. Collocato però non sotto l’ombrello della società quotata a Milano, Mariella Burani fashio group, ma al piano di sopra della holding di famiglia che ha annunciato l’intenzione di quotarsi all’Aim di Londra. Un nuovo polo che, in attesa di vedere se crescerà ai ritmi di Antichi Pellettieri e di gioielli Italia, si configura già in partenza come secondo player di prodotti di lusso accessibile nel settore dell’intimo e del beach wear (di cui è leader La perla).

Ieri infatti Alto Capital II , fondi di private equity indipendente, ha annunciato la cessione alla Burani Designer holding nv del 90% del capitale del Gruppo Arcte, società bolognese operante nel settore della biancheria intima e del beach wear, presente in tutta Europa con i marchi Argentovivo, Bacirubati, Julipet ed Allen Cox. Il prezzo non è stato comunicato, ma la cessione, come si legge nella nota di Alto Partners che ha annunciato l’operazione, “è stata effettuata parte in contanti e parte mediante conferimento di Burani Designer holding, a fronte del quale Alto Capital II ha ottenuto azione della stessa Burani Designer holding, rappresentanti circa il 3% del capitale sociale”. L’operazione, sottolinea il gruppo di private equity, “presenta per Gruppo Arcte importanti opportunità di sfruttare le sinergie distributive col Gruppo Burani, in paesi quali Giappone, Russia e nel Medio Oriente” e i partner del fondo Stefano Scarpis e Mario Visioni, hanno espresso la loro “piena soddisfazione” per la vendita di Arcte “a uno dei maggiori e più qualificati operatori industriali del settore, una conferma e un riconoscimento della bontà della strategia di investimento del fondo”. L’operazione di private equity ha avuto durata relativamente breve, rispetto ai quattro anni canonici che rappresentano i tempi medi di possesso di un’azienda da parte di un fondo di private equity: Alto Capital II aveva infatti acquisito Arcte nel novembre 2005.

Nel 2006 la nuova gestione ha portato significativi interventi sul prodotto e sulla distribuzione (con un certo svecchiamento di Julipet, brand intimo maschile, e di Allen Cox, marchio di beachwear), grazie anche alla consulenza di Value Partners, ripristinando così l’appetibilità di un gruppo che ha chiuso il 2006 con circa 55 milioni di euro di ricavi (il 40% circa dei quali alimentati da Argentovivo), in crescita del 10% circa sul 2005.

Nello stesso segmento di Arcte la famiglia Burani aveva appena acquistato 50% di Fisico, marchio beach wear nato negli anni 90 che partecipa alla settimana della moda milanese, creato dall’imprenditrice designer torinese Cristina Ferrari, moglie di Mario Bergamini, amministratore delegato della società Crisfer, a cui è rimasto l’altro 50% del brand. Fisico, che ha appena aperto in via Montenapoleone, ha in programma nuove aperture a Roma e Forte dei Marmi e in altri blasonati resort internazionali come St. Barth e St. Tropez e prima ancora a Mosca.



Caminetti Montegrappa: meno famiglia, più

manager


Il Gazzettino
Stefano Scarpis Caminetti Montegrappa, meno famiglia e più manager per crescere all'estero. L'azienda storica di Pove del Grappa (Vicenza), tra i principali produttori di caminetti e stufe, ha visto l'ingresso in maggioranza (85%) del fondo di private equity Alto Capital II . Il progetto prevede fra l'altro un rafforzamento manageriale con l'inserimento in azienda, come direttore generale, di Paolo Gai (ex Montedison, Marzotto e Snia). Verranno altresì valutate selezionate acquisizioni strategiche.

I soci storici Silverio Zanesco, Erio Piva e Lorenzo Tognon manterranno una partecipazione in società con le attuali cariche, rispettivamente, di presidente, vice presidente e supervisore commerciale. Il presidente Silverio Zanesco: «L'obiettivo di questo riassetto è favorire lo sviluppo della società in un mercato che premia sempre di più la qualità e l'efficienza del prodotto, caratteristiche che da sempre contraddistinguono la Caminetti Montegrappa» Alberto Trinca, investment manager per il fondo Alto Capital II : «Siamo certi di poter supportare la crescita dell'azienda lungo il sentiero di eccellenza che ha imboccato da tempo, soprattutto favorendone un'evoluzione all'estero». Caminetti Montegrappa ha chiuso il 2006 con circa 24 milioni di Euro di fatturato (+ 30% rispetto al 2005) ed un margine operativo lordo dell’ 11% con oltre 100 dipendenti. L'operazione si è perfezionata con il supporto finanziario di Veneto Banca. Domenico Girardi della CF Partners di Vicenza (società specializzata nell’assistenza alle imprese su temi di Corporate Finance) è stato l'advisor finanziario dell'operazione.

Alto Partners , fondata da Raffaele de Courten, Massimo Perona e Stefano Scarpis (manager ex Mediobanca) ha nel capitale 65 investitori tra istituti di credito come Veneto Banca e Popolare Vicenza, assicurazioni come Generali, fondi pensione degli avvocati e deg1i ingegneri, imprenditori. E’ la società di gestione del fondo chiuso indipendente Alto Capital II specializzato in investimenti in medie aziende industriali e di servizi d'eccellenza, ubicate principalmente in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Fra le principali operazioni figurano quelle su Bft (Vicenza) e Meta1castello (Bologna).



Nasce il polo beachwear e intimo dei Burani


MF Fashion
Stefano Scarpis Dopo il polo della pelletteria e quello dei gioielli, all’orizzonte del gruppo Burani si profila un terzo polo nel segno del lusso accessibile: quello dell’intimo e del beach wear. Collocato però non sotto l’ombrello della società quotata a Milano, Mariella Burani fashio group, ma al piano di sopra della holding di famiglia che ha annunciato l’intenzione di quotarsi all’Aim di Londra. Un nuovo polo che, in attesa di vedere se crescerà ai ritmi di Antichi Pellettieri e di gioielli Italia, si configura già in partenza come secondo player di prodotti di lusso accessibile nel settore dell’intimo e del beach wear (di cui è leader La perla).

Ieri infatti Alto Capital II , fondi di private equity indipendente, ha annunciato la cessione alla Burani Designer holding nv del 90% del capitale del Gruppo Arcte, società bolognese operante nel settore della biancheria intima e del beach wear, presente in tutta Europa con i marchi Argentovivo, Bacirubati, Julipet ed Allen Cox. Il prezzo non è stato comunicato, ma la cessione, come si legge nella nota di Alto Partners che ha annunciato l’operazione, “è stata effettuata parte in contanti e parte mediante conferimento di Burani Designer holding, a fronte del quale Alto Capital II ha ottenuto azione della stessa Burani Designer holding, rappresentanti circa il 3% del capitale sociale”. L’operazione, sottolinea il gruppo di private equity, “presenta per Gruppo Arcte importanti opportunità di sfruttare le sinergie distributive col Gruppo Burani, in paesi quali Giappone, Russia e nel Medio Oriente” e i partner del fondo Stefano Scarpis e Mario Visioni, hanno espresso la loro “piena soddisfazione” per la vendita di Arcte “a uno dei maggiori e più qualificati operatori industriali del settore, una conferma e un riconoscimento della bontà della strategia di investimento del fondo”. L’operazione di private equity ha avuto durata relativamente breve, rispetto ai quattro anni canonici che rappresentano i tempi medi di possesso di un’azienda da parte di un fondo di private equity: Alto Capital II aveva infatti acquisito Arcte nel novembre 2005.

Nel 2006 la nuova gestione ha portato significativi interventi sul prodotto e sulla distribuzione (con un certo svecchiamento di Julipet, brand intimo maschile, e di Allen Cox, marchio di beachwear), grazie anche alla consulenza di Value Partners, ripristinando così l’appetibilità di un gruppo che ha chiuso il 2006 con circa 55 milioni di euro di ricavi (il 40% circa dei quali alimentati da Argentovivo), in crescita del 10% circa sul 2005.

Nello stesso segmento di Arcte la famiglia Burani aveva appena acquistato 50% di Fisico, marchio beach wear nato negli anni 90 che partecipa alla settimana della moda milanese, creato dall’imprenditrice designer torinese Cristina Ferrari, moglie di Mario Bergamini, amministratore delegato della società Crisfer, a cui è rimasto l’altro 50% del brand. Fisico, che ha appena aperto in via Montenapoleone, ha in programma nuove aperture a Roma e Forte dei Marmi e in altri blasonati resort internazionali come St. Barth e St. Tropez e prima ancora a Mosca.



Alto Partners compra la Milano Servizi Integrati


Il Sole 24 Ore
Stefano Scarpis Alto Partners investe nel business dell’archiviazione. Il fondo di private equity guidato dagli ex Mediobanca Stefano Scarpis e Raffaele de Courten ha rilevato il 46% della Milano Servizi Integrati, azienda lombarda specializzata nell’archiviazione per le banche e le istituzioni finanziarie. Milano Servizi Integrati, che ha un fatturato di 9 milioni di euro e un Mol di 2,5 milioni stimato nel 2006, conta 200 archivi gestiti per conto di oltre 50 clienti e 35 milioni di movimentazioni ottiche. Tra i principali clienti Ras, Zurigo, Aviva e Mediobanca.